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SPORT DA COMBATTIMENTO 01 OTT 2026

Luca Borando al DWCS: sconfitta controversa contro Ian Escuza, ginocchiata illegale e possibile seconda chance UFC

Luca Borando perde contro Ian Escuza al DWCS dopo una ginocchiata illegale. Dana White critica Herb Dean e apre a una possibile nuova chance.

La notte più importante della carriera di Luca Borando si è trasformata in uno dei casi arbitrali più discussi dell’ultima puntata della Dana White’s Contender Series. Il fighter italiano è stato ufficialmente sconfitto da Ian Escuza per TKO dopo appena 32 secondi del primo round, ma nella sequenza che ha portato allo stop il peruviano ha colpito Borando con una ginocchiata illegale alla testa mentre l’italiano aveva un ginocchio sul tappeto.

La decisione dell’arbitro Herb Dean e della commissione del Nevada di lasciare invariato il risultato ha immediatamente fatto discutere. E la vicenda ha assunto ancora più peso quando Dana White ha pubblicamente contestato la decisione, spiegando che secondo lui l’incontro avrebbe dovuto essere dichiarato No Contest. Non solo: il CEO UFC ha criticato senza mezzi termini l’operato di Dean e ha successivamente parlato anche del futuro di Borando, lasciando intendere che Sean Shelby potrebbe offrirgli un’altra opportunità.

Luca Borando arrivava al DWCS nel momento migliore della carriera

Per Borando quella di Las Vegas rappresentava un’occasione enorme. Il 26enne italiano si era presentato alla Contender Series con un record professionistico di 9 vittorie e una sola sconfitta, reduce soprattutto da cinque successi consecutivi per KO o TKO. Cage Warriors lo aveva presentato come uno dei prospetti italiani più interessanti del momento, forte delle vittorie su avversari come Tariel Abbasov, Caique Araujo e Leandro Camargo.

Il suo avversario era tutt’altro che semplice. Ian Escuza arrivava imbattuto sul 7-0 e aveva chiuso tutti i propri incontri prima del secondo round. Sulla carta, quindi, era uno dei match più esplosivi della card: due featherweight con una forte propensione a chiudere gli incontri prima del limite.

Quello che probabilmente nessuno si aspettava era che tutto sarebbe finito in appena mezzo minuto.

Ian Escuza parte fortissimo: il match finisce dopo soli 32 secondi

Escuza ha imposto immediatamente un ritmo altissimo. Dopo i primi scambi ha portato Borando verso la gabbia e ha iniziato a lavorare con le ginocchia nel clinch. Una ginocchiata al corpo ha fatto visibilmente reagire l’italiano, quindi il peruviano ha continuato l’attacco alla testa.

È proprio durante quella sequenza che nasce il caso.

Borando stava cercando di recuperare posizione vicino alla recinzione quando un suo ginocchio ha toccato chiaramente il tappeto. Escuza ha comunque sferrato un’altra ginocchiata alla testa, per poi proseguire con i pugni fino all’intervento di Herb Dean.

Il risultato ufficiale è rimasto TKO, round 1, 0:32, portando Escuza sull’8-0 e Borando sul 9-2.

Perché la ginocchiata su Luca Borando era illegale?

Sul punto regolamentare c’è poco spazio per interpretazioni.

Le attuali Unified Rules of MMA stabiliscono che un atleta è considerato a terra quando una parte del corpo diversa dalle mani o dai piedi è a contatto con il tappeto. In quella posizione non può essere colpito legalmente alla testa con ginocchia o calci. Con il ginocchio di Borando sul canvas, dunque, la ginocchiata alla testa di Escuza rientrava tra i colpi vietati.

Anche la stessa UFC, nella propria ricostruzione ufficiale dell’incontro, ha definito il colpo una “illegal knee”, confermando che Borando era a terra al momento dell’impatto.

Il punto più controverso non è quindi stabilire se il colpo fosse legale o meno. La discussione riguarda soprattutto come quel fallo sia stato gestito e quanto abbia influito sulla conclusione del combattimento.

Herb Dean non ferma l’azione e la commissione conferma il TKO

Herb Dean non ha segnalato il fallo durante l’azione e ha successivamente fermato l’incontro dopo i colpi successivi di Escuza.

La sequenza è stata poi esaminata con il replay. Dopo il confronto con gli ufficiali della commissione, tuttavia, è stato deciso di lasciare invariato il verdetto. Secondo la ricostruzione pubblicata dalla UFC, il colpo illegale è stato giudicato non determinante per l’esito finale del match, perché Borando era già seriamente in difficoltà nella sequenza precedente.

Ed è esattamente questa valutazione ad aver acceso il dibattito.

Per una parte degli osservatori Escuza aveva già danneggiato pesantemente Borando con colpi legali e si trovava molto vicino alla conclusione. Dall’altra parte, però, il combattimento non era ancora stato fermato nel momento della ginocchiata irregolare: stabilire a posteriori che il fallo non avrebbe cambiato l’esito è diventato così il principale punto di contestazione.

Dana White stesso si è schierato con questa seconda interpretazione.

Dana White: “Per me doveva essere un No Contest”

White non ha nascosto il proprio disaccordo con la commissione.

Parlando direttamente della decisione, il CEO UFC ha spiegato che, secondo la sua valutazione, il combattimento avrebbe dovuto essere registrato come No Contest. Ha inoltre precisato di non ritenere intenzionale la ginocchiata di Escuza, separando quindi il giudizio sul fallo da quello sulle intenzioni del fighter peruviano.

La questione ha avuto conseguenze persino sull’assegnazione del contratto UFC.

White ha ammesso di essersi chiesto come fosse possibile portare in UFC un atleta sulla base di quello che, secondo lui, avrebbe dovuto essere un No Contest. A spingere con forza per Escuza è stato però Sean Shelby, storico matchmaker della promotion, convinto del talento del peruviano. Alla fine White ha accettato la valutazione di Shelby ed Escuza ha ricevuto il contratto UFC.

In altre parole, è corretto dire che Dana White aveva forti riserve sull’ingaggio di Escuza proprio per la natura controversa del risultato, mentre Shelby ha sostenuto il fighter dietro le quinte fino a convincere White.

Dana White durissimo con Herb Dean: “Ha sbagliato”

Ancora più nette sono state le parole rivolte all’arbitraggio.

Quando gli è stato chiesto dell’episodio, White ha ricordato che Herb Dean è un arbitro estremamente esperto e che non si può spiegare quanto accaduto con l’inesperienza. La sua conclusione è stata lapidaria: “He f*ed up”**, cioè, in sostanza, “ha sbagliato”.

È una dichiarazione particolarmente significativa perché la UFC non sceglie autonomamente gli arbitri né può modificare a piacimento le decisioni delle commissioni atletiche. White ha spiegato che la promotion continua a investire anche nella formazione degli ufficiali, ma in questo caso ha attribuito chiaramente l’errore a Dean.

Luca Borando avrà una seconda chance in UFC? L’apertura di Sean Shelby

Ed è qui che, per Borando, arriva la parte più importante dell’intera vicenda.

Nella conferenza successiva all’evento, Dana White ha spiegato che Sean Shelby intende continuare a seguire Luca Borando. Secondo White, il senso delle parole del matchmaker è che l’italiano potrebbe ricevere un’altra opportunità quando si presenterà l’occasione giusta.

White ha sottolineato quanto un errore arbitrale possa essere pesante proprio in un contesto come la Contender Series, dove un singolo incontro può determinare l’accesso alla UFC. Ha quindi aggiunto che Shelby terrà d’occhio Borando e cercherà di “figure something out”, trovare cioè una soluzione o una nuova occasione.

Va però sottolineato un punto: non è stato annunciato alcun contratto UFC per Luca Borando e non esiste ancora un nuovo match ufficiale.

Non si tratta dunque della promessa certa di un posto nel roster, ma di un’apertura molto significativa. Potrebbe significare un’altra apparizione alla Contender Series, una chiamata come sostituto, oppure un’altra opportunità scelta direttamente dai matchmaker. Al momento qualsiasi scenario più preciso sarebbe soltanto una speculazione.

La polemica su Herb Dean esplode di nuovo sui social

Il caso Borando-Escuza ha inevitabilmente riportato Herb Dean al centro delle discussioni online.

Nei thread dedicati all’incontro numerosi utenti hanno immediatamente segnalato la ginocchiata, contestando soprattutto il principio secondo cui un colpo riconosciuto come illegale possa essere considerato non decisivo perché il fighter colpito era già in difficoltà. Altri utenti hanno invece sostenuto che Escuza fosse ormai vicino alla conclusione anche senza quel colpo.

La polemica è ancora più forte perché Dean arrivava a questo episodio dopo mesi di critiche legate alla gestione dei falli in altri incontri UFC.

Alex Pereira lo aveva pubblicamente criticato dopo il match con Ciryl Gane, attribuendogli la responsabilità di non essere intervenuto su quelli che Pereira considerava colpi irregolari. Anche Tom Aspinall e Renato Moicano erano intervenuti nel dibattito nei mesi precedenti, mentre Charles Oliveira aveva parlato della necessità di fare tesoro delle controversie arbitrali.

È importante distinguere le due cose: non tutti questi fighter hanno commentato specificamente Borando-Escuza. Il nuovo episodio, però, si inserisce in una polemica già esistente attorno all’operato di Dean e ha riportato sui social le stesse domande sulla gestione e sulle conseguenze dei falli.

Anche l’ex fighter UFC Brendan Schaub, per esempio, aveva già criticato Dean sostenendo che una mancata applicazione concreta delle penalità rischia di far percepire ai combattenti che alcuni falli non abbiano vere conseguenze.

Una sconfitta che potrebbe non chiudere la porta UFC a Borando

Formalmente, Luca Borando è uscito dalla Contender Series con una sconfitta per TKO e un record di 9-2. Ma la storia raccontata dal semplice record non fotografa completamente ciò che è successo a Las Vegas.

Il colpo illegale è stato riconosciuto, Dana White ha dichiarato apertamente che avrebbe preferito un No Contest, Herb Dean è stato criticato dallo stesso CEO UFC e, soprattutto, Sean Shelby sembra intenzionato a non considerare chiuso il dossier Borando.

Per il fighter italiano resta quindi una situazione paradossale: Escuza è entrato ufficialmente in UFC, mentre Borando non ha ottenuto il contratto, ma potrebbe aver lasciato Las Vegas con una porta ancora aperta.

Non è una garanzia. Non è ancora una firma. Ma dopo una notte che sembrava aver cancellato in 32 secondi anni di lavoro, le dichiarazioni provenienti direttamente dai vertici UFC rappresentano almeno un segnale concreto: la possibilità di vedere Luca Borando nuovamente giocarsi una chance per entrare nell’Octagon resta sul tavolo.

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